Per te, dal mio giardino, sorellina. Non hanno spine.
mercoledì 23 luglio 2014
giovedì 26 giugno 2014
Una vacanza particolare 4
Il programma di
viaggio prevedeva una sosta di qualche giorno nel porto di Alessandria,
per consentire un'escursione in treno alla Valle dei Templi ai
passeggeri che ne avessero fatto richiesta. In alternativa c'era la
possibilità di visitare il Cairo e le piramidi di Giza.
Alessandria d'Egitto fu la prima delle città omonime fondate da Alessandro Magno, che ne pose le basi tra il 332 e il 331 a.C.
Per
tutta l'antichità fu un prestigioso centro culturale grazie alla sua
celebre Biblioteca, istituita in epoca tolemaica, celebrata per la sua
ricchezza e il grande numero di opere letterarie che vi si conservavano,
stimate in 700.000 volumi.
Di
questa città si ricorda anche il celebre Faro di Alessandria, iniziato
da Tolomeo I e completato da Tolomeo II. Aveva un'altezza stimata di ben
135 m e poteva essere visto a 50 Km di distanza. Le sue gigantesche
proporzioni ne fecero una delle Sette Meraviglie del Mondo e dal suo
nome deriva il termine che designa questo tipo di installazioni.
A sud di Alessandria, sulla riva e sulle isole del Nilo, poco prima che il fiume abbandoni il corso del deserto e si rompa in tre rami per formare la regione del delta, sorge la capitale dell'Egitto, Il Cairo.
La
città si divide in due zone, quella occidentale moderna, ricca di
strade diritte e viali alberati, che ospita i palazzi governativi, e
quella orientale più antica, disseminata di centinaia di piccole e
grandi antiche moschee, cresciuta in maniera disordinata nei secoli con
piccole viuzze affollate.
La città ospita il più importante Museo Egizio del mondo.
La città ospita il più importante Museo Egizio del mondo.
A
circa 20 km a sud ovest della capitale, c'è la città di Giza sul cui
territorio sorgono le piramidi egiziane più famose, tra cui la grande
piramide di Cheope. E' la più antica e la più grande delle tre che si
trovano nella necropoli. E' anche la più antica delle Sette Meraviglie
del Mondo e l'unica a rimanere in gran parte intatta.
Gli
egittologi ritengono che la piramide sia stata costruita come tomba per
il faraone Khufu (Cheope in greco) IV dinastia, per un periodo da 10 a
20 anni, conclusosi intorno al 2560 a. C.
In origine, la Grande Piramide era ricoperta da un
rivestimento in pietra, ancora parzialmente visibile intorno alla base,
che formava una superficie esterna liscia.
Sulla stessa area in cui sorgono le piramidi si trova anche la Sfinge.
La
Sfinge è una figura mitologica comune alla mitologia greca e a quella
egizia. Viene raffigurata con il corpo di un leone o di un cane e la
testa umana, o di falco o di capra, dall'aspetto magnifico e imponente.
Nella
mitologia egizia la sfinge veniva costruita vicino alle piramidi dei
faraoni dai lavoratori egizi come simbolo protettivo, per augurare una
serena vita nell'aldilà.
19/22 luglio 1966
Siamo
arrivate nel grande porto di Alessandria e per noi si prospetta una
specie di piccola vacanza nella vacanza. Infatti alcuni passeggeri si
sono recati in treno alla Valle dei Templi, un'escursione speciale che
non possiamo permetterci dal punto di vista economico...pazienza, forse
il destino ci riserverà un'altra opportunità.
Nel frattempo visitiamo Il Cairo e le piramidi.
La
città è molto bella ed ha moschee imponenti. Forse ci stiamo un po'
abituando a questo mondo che parla, pensa , veste, prega in modo così
diverso dal nostro, o forse e questa città che sembra più aperta e
cosmopolita rispetto a Damasco.
Le
visita alle piramidi è il clou di questo viaggio e di fronte alla
maestà di questi monumenti non ci sono parole per esprimere ciò che si
prova. Oltre a ciò, il mistero racchiuso in queste pietre antiche
stimola la fantasia e l'immaginazione in maniera incredibile. Mentre
salgo con le spalle piegate la stretta passerella che conduce alla
stanza funebre nel cuore della piramide - pochi metri quadrati
completamente spogli - sento dire da una turista francese che scende in
senso inverso: " Il faut aller au but du courage! - evidentemente
non sono la sola a provare qualche brivido...
C'è
voluto anche del coraggio ad affrontare la grande escursione termica
tra l'aria condizionata a paletta dell'hotel che funge da punto di
ristoro, e gli oltre quaranta gradi del deserto all'esterno.
A
proposito di emozioni, non potrò mai dimenticare la "passeggiata" in
cammello! A parte la difficoltà nel trovare una sistemazione congrua su
quella enorme sella, non avevo previsto che il cammelliere ordinasse
alla povera bestia di correre come un destriero... chissà forse si è
inquietato perché gli ho rifiutato il terzo supplemento sul prezzo
pattuito.
Purtroppo
i turisti, particolarmente numerosi nella zona, sono continuamenti
assediati da bambini vocianti, che ripetono: unodollàrounodollàro, o da
venditori ambulanti altrettanto insistenti.
Romana
che è una ragazza sensibile non ha saputo resistere e ha comprato un
cammello di pelouche a grandezza quasi naturale per il nipotino. Da noi
le è arrivato un ultimatum : il cammello dormirà in corridoio,
altrimenti ci dormirà lei....
Avendo
tempo libero ci godiamo un po' di relax prendendo il sole ai bordi
della piscina (vuota); la sera scendiamo in città per passeggiare un po'
tra le vie del centro: a ogni angolo c'è uno spettacolo, la danza del
ventre, l'incantatore di serpenti, il finto faraone...
Domani si parte, la vacanza è proprio agli sgoccioli.
Sulla rotta del ritorno è prevista una sosta a Capo Sounion, poco più a sud di Atene. Lì ci sono i resti imponenti di un tempio dedicato a Poseidone, il dio del Mare.
Narra
la leggenda che quando la città che sarebbe poi divenuta Atene era
appena stata fondata, il Fato aveva stabilito che sarebbe diventata
ricca, prospera e la più potente di tutta la Grecia. Atena decise,
quindi, di prenderla sotto la sua custodia. Tuttavia, anche Poseidone la
voleva sotto la sua protezione, poiché la cittadina era molto vicina al
mare. Atena e Poseidone entrarono in conflitto, perché nessuno dei due
voleva concedere la giovane città all'altro; nemmeno Zeus riuscì a
metterli d'accordo. Così Atena propose di far decidere ai cittadini chi
ne avrebbe preso la custodia. Atena e Poseidone riunirono il popolo
della città sull'Acropoli e dissero che ciascuno dei due avrebbe
concesso un dono: il regalo giudicato migliore avrebbe fatto vincere la
rispettiva divinità. Poseidone fece comparire un magnifico cavallo,
mentre Atena fece nascere dal terreno un ulivo.
A
quel punto dalla folla si fece avanti uno degli anziani più autorevoli
affermando che entrambi i doni erano degni di essere scelti e avevano un
significato: il cavallo rappresentava la forza, il coraggio, la guerra,
mentre l'ulivo la prudenza, la serenità, la pace. L'anziano disse anche
che la guerra poteva portare ricchezze, potere, ma era incerta; invece
la pace, anche se i beni che concedeva erano meno vistosi, erano anche
più sicuri e duraturi.
Tutti concordarono con le parole dell'anziano e scelsero il dono di Atena che diede infine il suo nome alla città.
Dopo
la decisione i cittadini promisero a Poseidone che avrebbero innalzato
un tempio anche per lui e gli avrebbero concesso i sacrifici dovuti.
Ecco spiegata l'origine di questo tempio eretto a picco sul mare non lontano da Atene.
Sotto
la protezione di Atena, dea della saggezza, Atene divenne una città
fiorente, abile anche nelle guerre, per l'intelligenza e per l'attento
uso della tattica dei suoi comandanti. Finchè Atene mantenne i valori
della prudenza, della diplomazia, della pace, visse senza problemi :
quando li abbandonò, decadde e fu soggiogata.
23/25 luglio 1966
La nave fa rotta verso casa. Per quanto sia bello viaggiare, è altrettanto bello tornare.
Questa
vacanza è stata veramente speciale per me. Mi ha spalancato le porte
sul mondo e sul passato remoto. In queste due settimane abbiamo toccato
tra continenti e abbiamo osservato usi e culture diverse; anziché
soddisfare la voglia di sapere, l'ha sollecitata ancora di più. Se un
giorno avrò dei figli li porterò , per quanto mi sarà possibile, a
conoscere il mondo, incominciando proprio dal nostro paese, e li
incoraggerò a farlo quando diventeranno adulti e indipendenti.
In
questo viaggio ho imparato anche a conoscere le persone, a condividere
spazi stretti , ad adattarmi a mangiare anguria come frutta alla fine
del pasto ogni santo giorno (sigh!), ad ascoltare le esperienze di chi
ha vissuto e viaggiato più di me.
Dopo
la sosta a Capo Sounion, ieri sera a bordo è stata organizzata una
festicciola di congedo. Eravamo tutti allegri, felici di essere stati
insieme, felici di tornare alle nostre vite.
Chissà se mi capiterà ancora una vacanza così !!
mercoledì 25 giugno 2014
Una vacanza particolare 3
La moschea degli Omayyadi è il principale edificio di culto di Damasco e anche una delle più belle moschee esistenti al mondo.
Fu costruita nell'VIII secolo d.C. per volontà del califfo omayyade al-Walid I, sulla base della chiesa cristiana dedicata a san Giovanni Battista eretta da Teodosio su un tempio pagano del I secolo.
L'edificio fu completamento rivestito di marmi e mosaici in pasta vitrea con conchiglie e madreperle inserite sul fondo oro, da maestranze bizantine che rimasero a Damasco per istruire artigiani locali.
17 e 18 luglio 1966
Arrivate a Damasco ci rendiamo conto di essere a contatto con un altro mondo, un'altra cultura, un'altra civiltà. Ci è stato raccomandato di adeguare il nostro abbigliamento per quanto possibile alla sensibilità delle persone che in quella città vivono. Per la visita alla moschea dobbiamo indossare una specie di vestaglia nera lunga fino ai piedi che ci ricorda i nostri vecchi grembiuli di scuola, dobbiamo coprirci il capo e lasciare le nostre calzature fuori dalla porta d'ingresso ed entrare a piedi nudi, oppure indossare delle babbucce a disposizione dei visitatori. Optiamo per i piedi nudi...All'interno ci sono ricchi tappeti stesi sul pavimento e capannelli di uomini che parlano tra loro nella tipica lingua ricca di suoni aspirati. L'impressione è che non stiano pregando, ma discutendo d'affari o altro. Abituate alle nostre chiese e ai nostri riti ci sentiamo spaesate e fuori posto.
Le strade sono affollate da gente vociante, soprattutto nella zona del mercato ci sono bancarelle che vendono cibo e spezie, polli con le zampe legate appesi a testa in giù,
e quarti di bue interamente coperti di mosche. Fortunatamente il ristorante prenotato offre cucina internazionale, ma in qualche modo abbiamo perso l'appetito.
Il caldo è soffocante e nonostante l'innegabile eleganza delle cupole delle mille moschee e dei minareti, ritorniamo volentieri alla nostra bagnarola.
Il giorno successivo è prevista una visita a Beirut, ma siamo così stanche che preferiamo rimanere a bordo. La sera però è in programma uno spettacolo al Gran Casinò e noi che non siamo abituate alla vita mondana non possiamo lasciarci sfuggire questa ghiotta occasione. Una botta di vita!!!
Il Casinò di Beirut è strepitosamente lussuoso e lo spettacolo a cui assistiamo lo è altrettanto: musica, balletto, coreografie di primordine. Noi, che di questo genere di spettacolo conosciamo solo il varietà che va in onda sulla RAI il sabato sera, ne siamo incantate. Le ragazze sono stupende e nonostante siano vestite solo di qualche lustrino o poco più non offendono il "comune senso del pudore", perché non hanno niente di volgare, sono belle e basta.
Torniamo a bordo con la musica in testa, contente e rilassate per questa insolita esperienza.
Metà della nostra vacanza se n'è andata e, lasciata Beirut, inizia il viaggio di ritorno. Resta ancora il piatto forte, le piramidi. E' per vedere loro che questo viaggio è cominciato.
Prima di far rotta verso Alessandria d'Egitto, è prevista una sosta nell'isola di Cipro.
Cipro è un'isola "difficile" da raccontare. Innanzi tutto c'è discordanza sull'origine del nome, qualcuno dice derivi dal termine greco che indica il cipresso, altri dal termine greco che indica la pianta dell'henné, altri ancora da un termine cipriota che indica il rame.
L'isola è situata 70 chilometri a sud della Turchia e su di essa convivono una Repubblica di Cipro, che ora fa parte della CE, e da una Repubblica Turca di Cipro che viene riconosciuta solo dalla Turchia. Dunque due etnie, due religioni, due monete.....
19 luglio 1966
Primi di dirigerci verso l'Egitto è prevista una breve sosta nell'isola di Cipro, per visitare in particolare i resti della città di Salamina, un'antica polis situata sulla costa orientale dell'isola, completamente distrutta ad eccezione delle colonne del suo tempio.
Abbiamo fatto scalo nella parte greca dell'isola, perché l'altro versante è sotto il potere turco, cioè off limits. Si intravvede non lontano una specie di fortezza su cui sventola la bandiera con la mezzaluna. Non so perché ma ha qualcosa di inquietante.....
A domani per la prossima puntata...
Il Casinò di Beirut è strepitosamente lussuoso e lo spettacolo a cui assistiamo lo è altrettanto: musica, balletto, coreografie di primordine. Noi, che di questo genere di spettacolo conosciamo solo il varietà che va in onda sulla RAI il sabato sera, ne siamo incantate. Le ragazze sono stupende e nonostante siano vestite solo di qualche lustrino o poco più non offendono il "comune senso del pudore", perché non hanno niente di volgare, sono belle e basta.
Torniamo a bordo con la musica in testa, contente e rilassate per questa insolita esperienza.
Metà della nostra vacanza se n'è andata e, lasciata Beirut, inizia il viaggio di ritorno. Resta ancora il piatto forte, le piramidi. E' per vedere loro che questo viaggio è cominciato.
Prima di far rotta verso Alessandria d'Egitto, è prevista una sosta nell'isola di Cipro.
Cipro è un'isola "difficile" da raccontare. Innanzi tutto c'è discordanza sull'origine del nome, qualcuno dice derivi dal termine greco che indica il cipresso, altri dal termine greco che indica la pianta dell'henné, altri ancora da un termine cipriota che indica il rame.
L'isola è situata 70 chilometri a sud della Turchia e su di essa convivono una Repubblica di Cipro, che ora fa parte della CE, e da una Repubblica Turca di Cipro che viene riconosciuta solo dalla Turchia. Dunque due etnie, due religioni, due monete.....
Primi di dirigerci verso l'Egitto è prevista una breve sosta nell'isola di Cipro, per visitare in particolare i resti della città di Salamina, un'antica polis situata sulla costa orientale dell'isola, completamente distrutta ad eccezione delle colonne del suo tempio.
Abbiamo fatto scalo nella parte greca dell'isola, perché l'altro versante è sotto il potere turco, cioè off limits. Si intravvede non lontano una specie di fortezza su cui sventola la bandiera con la mezzaluna. Non so perché ma ha qualcosa di inquietante.....
A domani per la prossima puntata...
martedì 24 giugno 2014
Un vacanza particolare 2
La crociera prosegue verso oriente, diretta a Rodi, la più grande isola del Dodecaneso, situata a pochi kilometri dalle coste della Turchia e storicamente famosa per il Colosso di Rodi, statua del dio Helios, una delle sette meraviglie del mondo. Si ritiene che il suo nome derivi dal greco antico e significhi rosa, ma esistono altre teorie che lo collegano alla mitologia. La rosa comunque è uno dei simboli dell'isola - spesso è stata coniata sulle monete - insieme al cervo, la cui statua domina il principale ingresso al porto.
Nell'isola si trova anche un'ampia valle, ricca di ruscelli, cascate , ponticelli di legno e una ricca vegetazione, nota come Valle delle farfalle, perché in estate si popola di un numero incredibile di farfalle richiamate dalla resina di un albero raro, simile all'acero.
15 luglio 1966
Dopo aver lasciato Atene, la nostra nave punta verso oriente per portarci a Rodi. Abbiamo ancora davanti agli occhi gli imponenti Propilei del Partenone. Chissà cosa penseranno del caos e del chiasso della città che si estende oggi ai loro piedi? Vorrei che esistesse una macchina del tempo per poter rivivere l'atmosfera di Atene nei giorni del suo massimo splendore...La nostra escursione è stata solo un piccolo assaggio e un giorno spero di poter tornare a visitare questo paese dove la storia si intreccia alla mitologia : Olimpia, Delo, Tebe... aspettatemi.
Anche a Rodi l'escursione è breve, giusto il tempo di ammirare la città medievale, le possenti mura, la vegetazione lussureggiante e il mare azzurro e trasparente che circonda l'isola.
Torniamo a navigare verso sud per approdare all'isola di Creta. Il suo nome proviene dalla presenza di una grandissima quantità di creta, o argilla, con cui gli abitanti dell'isola costruivano utensili e vasi. Il suo territorio, in massima parte montuoso, divenne la culla della prima civiltà mediterranea risalente all'età del bronzo, nota come civiltà minoica, termine che deriva da Minosse, il suo mitico re. Il centro economico e politico di Creta era il palazzo di Cnosso, che privo di mura difensive, era sintomo dell'egemonia cretese sul Mar Egeo. Grazie alla posizione geografica dell'isola, i suoi abitanti cominciarono ad avere rapporti economici e commerciali con la civiltà egizia da cui appresero le tradizionali tecniche pittoriche per la realizzazione di affreschi.
Il palazzo di Cnosso fu distrutto per la prima volta nel 1700 a.C. da un terribile cataclisma, forse un'eruzione vulcanica in un'isola vicina, e una seconda volta quando gli invasori segnarono la fine di questa antica civiltà.
Fortunatamente nel secolo scorso, grazie al paziente lavoro dell'archeologo Arthur Evans e ai suoi scavi, oggi possiamo ammirare il palazzo nel suo antico splendore.
Oggi è previsto uno scalo nell'isola di Creta. A differenza delle altre isole che abbiamo visitato nei giorni scorsi, di cui conoscevo poco o nulla, e che ho ammirato soprattutto per le loro bellezze naturali, a Creta è un po' come tornare a casa, o meglio, è come tornare su quei libri di scuola che ci hanno mostrato le particolarissime colonne del palazzo di Cnosso, dipinte di rosso, con il diametro alla base più stretto rispetto a quello superiore, e gli affreschi con gli atleti che gareggiano con i tori. E come non ricordare i miti di Minosse, del labirinto costruito da Dedalo, il volo di Icaro, la lotta di Teseo con il Minotauro e il filo di Arianna?
Al momento dello sbarco ero così eccitata che ho dimenticato la macchina fotografica, ma quando sono tornata a bordo avevo un sogno in più, fare l'archeologa!!
Continua la rotta verso est, verso mete suggestive che ci faranno conoscere, sia pure per solo due giorni, il Medio Oriente. Raggiungeremo Beirut, capitale del Libano, e da lì raggiungeremo in auto Damasco, capitale della Siria. Entrambe le città hanno origini molto antiche. La prima è stata la culla della civiltà fenicia e della scrittura cuneiforme, la seconda è il principale centro culturale e religioso del Levante.
Oggi sappiamo la devastazione subita da queste città a causa della guerra infinita che imperversa in quei territori, ma per nostra fortuna nel 1966 la vita scorreva abbastanza tranquilla.
17 e 18 luglio 1966
Abbiamo raggiunto il punto estremo verso oriente del nostro viaggio, quello più sconosciuto e misterioso delle nostre esperienze di viaggio. Anche le nostre conoscenze scolastiche non ci sono di grande supporto. La curiosità comunque ci sostiene.
Di prima mattina abbiamo lasciato il porto di Beirut, la città sembra ancora addormentata. Nonostante i palazzi imponenti e lussuosi che ricordano un po' la Montecarlo della Costa Azzurra, ci sono persone che dormono per strada, accanto ai portoni, agli alberi dei viali, rannicchiati per terra e avvolti in lunghe tuniche a righe bianche e blu.
Per raggiungere Damasco ci hanno caricato a bordo di una vecchia auto americana, di quelle che possono ospitare 8/10 persone senza problemi; l'autista indossa un turbante, è chiaramente del posto e la sua guida è così spericolata che dobbiamo aggrapparci ai sedili per non volare fuori dall'auto. Sembra però che questo sia uno standard.... Appena fuori città, la strada diventa sterrata, le ruote sollevano tonnellate di polvere, ma la velocità non diminuisce. A tratti ci sono brusche frenate, per consentire a qualche gregge di pecore di attraversare la strada. Per fortuna è consentita una tappa intermedia a Baalbeck.
A Baalbeck si possono ammirare le rovine di un tempio romano dedicato a Giove, costruito sulle rovine di un altro tempio più antico e conosciuto come Heliopolis all'epoca della conquista di Alessando Magno. Delle originali 54 colonne corinzie solo 6 sono rimaste.
e per non annoiare chi mi segue, il viaggio continua domani.A Baalbeck si possono ammirare le rovine di un tempio romano dedicato a Giove, costruito sulle rovine di un altro tempio più antico e conosciuto come Heliopolis all'epoca della conquista di Alessando Magno. Delle originali 54 colonne corinzie solo 6 sono rimaste.
martedì 3 giugno 2014
Aspettando il Giro
A che ora passano? Alle due , forse prima, dice il Giacomino.
Il Giacomino è uno che di ciclismo se ne intende perchè legge la Gazzetta, e poi va al lavoro in bicicletta, con una molletta del bucato che stringe l'orlo del pantalone così non si sporca con il grasso della catena.
Meglio muoversi se no non vediamo niente.
La strada provinciale dove passeranno i corridori è appena fuori dal paese, non lontano da casa. Oltre i giardini il profumo delle rose si dissolve in fretta, lasciando il posto a un odore di niente, di spazi provvisori.
Qualcuno sta arrivando, si discute quale sia la posizione più strategica, meglio là dove la strada è in leggera salita oppure dove si allarga un po'? Il lungo rettilineo è deserto e silenzioso. Sono già le due passate e non si vede nessuno all'orizzonte. Il sole alto picchia forte, non c'è nemmeno una nuvola in cielo, nemmeno vicino alle montagne che segnano l'orizzonte.
Tu a chi tieni? Io tengo a Bartali.
Anche se adesso si sentono alla radio dei nomi nuovi, la scelta è quella. O tieni a Bartali o tieni a Coppi. O ti piace la Sofia Loren o ti piace la Lollobrigida. O sei della DC o sei comunista. Punto.
A turno le persone che si sono raccolte ai bordi della strada si piegano come in un inchino, per vedere più lontano, caso mai ci fossero novità, ma il fondo è tremolante e indistinto. Poi all'improvviso un voce un po' più in là dice
Arrivano!
Tutti fanno un passo avanti e finiscono quasi in mezzo alla strada, ma a spuntare non sono i corridori; è un'automobile nera , di quelle con l'altoparlante sul tetto e un uomo dentro, col cappello, che parla con il microfono così vicino alla bocca che sembra voglia mangiarselo.
La macchina viene avanti piano piano. Quando la voce tace, il tale col cappello abbassa il finestrino e lancia foglietti di carta colorata che all'inizio sembrano volare verso l'alto ma poi cambiano idea e vanno giù lentamente a sparpagliarsi sull'asfalto.
Un ragazzino ne raccoglie qualcuno ma evidentemente non è interessato alle offerte straordinarie del Mobilificio Lombardo e un po' deluso li ributta in terra.
Sarebbe bello avere una panchina dove sedersi un po'... meglio ancora se arrivasse il carretto dei gelati. Inutile pensarci, tanto il Giro sarà qui a minuti.
La gente sta esaurendo tutta l'eccitazione dell'attesa e sbuffa un po'; chi ce l'ha, guarda continuamente l'orologio e chi non ce l'ha chiede ogni due minuti che ore sono.
Poi improvvisamente l'atmosfera cambia. Si sente della musica, qualcuno ride, si battono le mani. E' arrivata la carovana del Giro!
Anche lo scorso anno è stato così ! Ci sono un paio di automobili lunghe e scoperte come quelle che si vedono nei film americani. Tengono la radio accesa a tutto volume e sulle fiancate hanno delle sgargianti scritte pubblicitarie. Ma soprattutto le ragazze che stanno sedute un po' a mezz'aria sui sedili posteriori lanciano omaggi agli spettatori : piccole confezioni di dentifricio, bustine con campioni di borotalco, caramelle!!!
Subito ai bordi della strada si scatena una guerra fratricida alla conquista del trofeo che verrà orgogliosamente mostrato a parenti ed amici con il commento IO C'ERO!
Mentre le auto si allontano, gli astanti (!!), dopo aver indecorosamente spazzato il ciglio della strada, sembrano ricomporsi perchè ormai è arrivato il grande momento, ma non so perchè, dopo il trambusto, quelli più alti, che prima erano alle mie spalle, adesso mi stanno davanti e quasi mi impediscono di vedere la strada. Allungo il collo, mi tendo sulla punta dei piedi, trovo uno spiraglio...
Nonostante le grida di incitamento sento arrivare dalla strada un rumore leggero simile a un sibilo di vento e poi all'improvviso ecco scorrere veloce "la cosa"... una massa colorata di schiene chine sui manubri, le teste incassate nelle spalle, il fruscio dei pedali e poi più niente. Il Giro è passato.
Hai visto la maglia rosa? Certo che l'ho vista!
Quante caramelle hai preso? Un po'... ma le ho già mangiate tutte.
Carino, eh, il tubetto del Colgate ! Sì,sì, l'ho regalato alla Loretta perchè le piaceva tanto...
Viva il Giro d'Italia !!!
giovedì 24 aprile 2014
Mercato al Naviglio Grande
Tempo fa, prima che i mercatini dell'usato nascessero come funghi in ogni piazza di paese, capitava a volte che alla quarta domenica del mese, con Dindi si decidesse di fare un giro ai Navigli.
Partivamo nella prima mattinata e in poco tempo eravamo al parcheggio di Porta Ticinese.Le bancarelle ci aspettavano ben allineate lungo le due sponde del Naviglio Grande e già c'era una discreta folla di visitatori.
Per abitudine risalivamo lungo il lato sinistro del canale, più spazioso rispetto a quello destro, e ci fermavamo ad osservare minuziosamente quasi ogni bancarella, senza trascurare un'occhiata ai bei negozi di antiquariato e alle librerie che si affacciavano sulla strada. Quasi sempre Dindi era nel bel mezzo di una collezione e il suo sguardo finiva sempre su qualche oggetto particolarmente interessante.
Verso mezzogiorno ci trovavamo alla fine del percorso proprio in corrispondenza di una "risotteria " dove, tra una strampalata collezione di radio e grammofoni di ogni epoca, potevamo concederci una pausa consumando un ottimo risotto.
Una volta attraversato il ponte sul canale, riscendevamo sulla riva opposta, passando per l'antico lavatoio.
Nel frattempo il numero dei visitatori era aumentato. Su quel lato della strada, oltre a numerosi bar e ristoranti, si affacciavano anche i tipici cortili di ringhiera , al cui interno c'erano spesso in mostra i quadri dei pittori che ritraevano proprio quegli angoli di Milano.
Un cono gelato e poi a casa, magari con un percorso un po' tortuoso, perchè si sa , tra una chiacchiera e l'altra, può capitare che un'indicazione stradale sfugga....
Ricordo con piacere quei giri ai Navigli e mi sono tornati in mente sfogliando una vecchia rivista del '99, dove in un articolo a firma Roberta Migliavacca si racconta il "Mercatone dell'Antiquariato" come segue:
Bisogna venire proprio qui, a Porta Ticinese, per ritrovare l'atmosfera della vecchia Milano, quella degli anni in cui era l'acqua, e non l'asfalto, a determinare la fisionomia urbana e la viabilità.Non ci sono più le mura della cittadella di un tempo, ma "quei due lunghi sobborghi protesi, tra mezzodì e ponente, in riva ai navigli" hanno conservato l'architettura e i tratti salienti di un passato del quale,nel resto della città si è perduta ogni traccia.Per questo, più Milano costruiva la propria modernità,più la zona attorno al Naviglio Grande diventava per la gente il luogo della memoria. Per primi se ne accorsero gli artisti che, sul finire degli anni Sessanta,cominciarono ad insediarsi nelle botteghe interne alle corti delle case di ringhiera. Poi arrivarono gli antiquari, che si sono via via accaparrati la maggior parte dei negozi affacciati lungo la Ripa e l'Alzaia. Infine , nel 1982,il rione fu eletto a furor di popolo per ospitare, nella propria caratteristica cornice, il grande appuntamento mensile con i mobili d'antiquariato, gli oggetti di brocantage e tantissime curiosità per i collezionisti più disparati.Il Mercatone viene allestito all'ultima domenica del mese e si snoda su di un percorso di quasi due chilometri, da viale Gorizia al ponte di via Valenza, occupando anche i cortili e le vie affacciate lungo le sponde dell'antico canale.Coperti da tendoni e ombrelloni colorati, sono all'incirca 500 i banchi sui quali fa bella mostra di sè un vero e proprio tripudio di porcellane, orologi, argenti, bambole, giochi di legno e di latta,occhiali, cappelli e vestiti di tutte le fogge,e ancora bastoni, vetri,utensili di mestieri scomparsi e attrezzi rurali, oggetti di modernariato, insegne pubblicitarie oltre a dischi in vinile, fumetti, libri, stampe, cartoline e foto d'epoca. A ridosso dei massicci parapetti ai bordi dell'argine, direttamente appoggiati sul pavè, sono schierati armadi, credenze, cassettoni, angoliere, cassapanche, sedie, poltrone, divani e tavoli. Ottocento e primi del Novecento sono le epoche più gettonate, mentre per la ricerca di pezzi più impegnativi basta volgere lo sguardo alle vetrine degli antiquari, i cui negozi sono aperti al gran completo durante tutte le edizioni del mercatone. Quasi impossibile indicare una fascia oraria tranquilla per la visita: il mercato è affollatissimo dall'alba al tramonto. Segno che i milanesi, famosi per essere abituati ad andare di fretta, una volta tanto amano concedersi una pausa, gironzolando tranquillamente tra le bancarelle, senza peraltro disdegnare le tentazioni gastronomiche di ristorantini e osterie della zona.
Per abitudine risalivamo lungo il lato sinistro del canale, più spazioso rispetto a quello destro, e ci fermavamo ad osservare minuziosamente quasi ogni bancarella, senza trascurare un'occhiata ai bei negozi di antiquariato e alle librerie che si affacciavano sulla strada. Quasi sempre Dindi era nel bel mezzo di una collezione e il suo sguardo finiva sempre su qualche oggetto particolarmente interessante.
Verso mezzogiorno ci trovavamo alla fine del percorso proprio in corrispondenza di una "risotteria " dove, tra una strampalata collezione di radio e grammofoni di ogni epoca, potevamo concederci una pausa consumando un ottimo risotto.
Una volta attraversato il ponte sul canale, riscendevamo sulla riva opposta, passando per l'antico lavatoio.
Nel frattempo il numero dei visitatori era aumentato. Su quel lato della strada, oltre a numerosi bar e ristoranti, si affacciavano anche i tipici cortili di ringhiera , al cui interno c'erano spesso in mostra i quadri dei pittori che ritraevano proprio quegli angoli di Milano.
Un cono gelato e poi a casa, magari con un percorso un po' tortuoso, perchè si sa , tra una chiacchiera e l'altra, può capitare che un'indicazione stradale sfugga....
Ricordo con piacere quei giri ai Navigli e mi sono tornati in mente sfogliando una vecchia rivista del '99, dove in un articolo a firma Roberta Migliavacca si racconta il "Mercatone dell'Antiquariato" come segue:
Bisogna venire proprio qui, a Porta Ticinese, per ritrovare l'atmosfera della vecchia Milano, quella degli anni in cui era l'acqua, e non l'asfalto, a determinare la fisionomia urbana e la viabilità.Non ci sono più le mura della cittadella di un tempo, ma "quei due lunghi sobborghi protesi, tra mezzodì e ponente, in riva ai navigli" hanno conservato l'architettura e i tratti salienti di un passato del quale,nel resto della città si è perduta ogni traccia.Per questo, più Milano costruiva la propria modernità,più la zona attorno al Naviglio Grande diventava per la gente il luogo della memoria. Per primi se ne accorsero gli artisti che, sul finire degli anni Sessanta,cominciarono ad insediarsi nelle botteghe interne alle corti delle case di ringhiera. Poi arrivarono gli antiquari, che si sono via via accaparrati la maggior parte dei negozi affacciati lungo la Ripa e l'Alzaia. Infine , nel 1982,il rione fu eletto a furor di popolo per ospitare, nella propria caratteristica cornice, il grande appuntamento mensile con i mobili d'antiquariato, gli oggetti di brocantage e tantissime curiosità per i collezionisti più disparati.Il Mercatone viene allestito all'ultima domenica del mese e si snoda su di un percorso di quasi due chilometri, da viale Gorizia al ponte di via Valenza, occupando anche i cortili e le vie affacciate lungo le sponde dell'antico canale.Coperti da tendoni e ombrelloni colorati, sono all'incirca 500 i banchi sui quali fa bella mostra di sè un vero e proprio tripudio di porcellane, orologi, argenti, bambole, giochi di legno e di latta,occhiali, cappelli e vestiti di tutte le fogge,e ancora bastoni, vetri,utensili di mestieri scomparsi e attrezzi rurali, oggetti di modernariato, insegne pubblicitarie oltre a dischi in vinile, fumetti, libri, stampe, cartoline e foto d'epoca. A ridosso dei massicci parapetti ai bordi dell'argine, direttamente appoggiati sul pavè, sono schierati armadi, credenze, cassettoni, angoliere, cassapanche, sedie, poltrone, divani e tavoli. Ottocento e primi del Novecento sono le epoche più gettonate, mentre per la ricerca di pezzi più impegnativi basta volgere lo sguardo alle vetrine degli antiquari, i cui negozi sono aperti al gran completo durante tutte le edizioni del mercatone. Quasi impossibile indicare una fascia oraria tranquilla per la visita: il mercato è affollatissimo dall'alba al tramonto. Segno che i milanesi, famosi per essere abituati ad andare di fretta, una volta tanto amano concedersi una pausa, gironzolando tranquillamente tra le bancarelle, senza peraltro disdegnare le tentazioni gastronomiche di ristorantini e osterie della zona.
Punto croce mon amour- il mio punto croce
La chiamavano Economia Domestica e cercavano di insegnarci, tra le altre cose,ad usare ago e filo. Risultati: modesti!! tuttavia è possibile che un paio di semi indolenti e privi di iniziativa, ritrovatisi su un terreno poco fertile, abbiano optato per un letargo lungo più di quarant'anni, per scoprire al risveglio di essere ormai pronti per affrontare nuove sfide...
La passione per il punto croce è nata così, quasi inconsapevolmente, perchè c'era nell'aria qualcosa che assomigliava a un richiamo.
Improvvisamente si sono spalancate le porte di un universo pieno di sorprese, di idee, di fantasia, in buona sostanza, di cose belle :filati, tessuti, schemi,riviste, alfabeti, colori,ecc.ecc.
E non pensiate che siano bastate le incursioni nei siti internet. Il desiderio di conoscere, di imparare , di sperimentare ci hanno spinto a vedere con i nostri occhi ciò che altri avevano realizzato, visitando mostre ed esposizioni vicine e lontane, intrecciando così, sulla base di interessi condivisi, nuove e simpatiche amicizie.
Cuscini colorati, un piccolo nodo d'amore sul coprisedia , con qualche incursione nel "cugino" mezzopunto:
e una clamorosa sbandata verso punti di maggior effetto, come il punto pieno, con ricami dal vago sapore magiaro :
Con il passare del tempo è cresciuto l'interesse per il sampler, il lavoro monocromatico, gli alfabeti, i cuori e di questo abbiamo riempito le pareti della nostra casa, dalla camera da letto
alla cucina
Lo so, ad Angelo si rizzeranno i capelli in testa nel vedere queste foto piene di riflessi inopportuni, ma questo è ciò che passa il convento.....
A volte mi sono sentita attratta da qualche nuova tecnica , come ad esempio questa, chiamata silk ribbon, che permette di creare dei graziosisssimi fiorellini di seta
e i cuori, grandi sui cuscini del soggiorno
o piccoli in una cornice candida
comunque gratificanti e divertenti
Questo è il mio preferito ma non riesco proprio a scattare una foto che gli renda giustizia
Il bello del punto croce, secondo me, tra i suoi numerosi pregi, è quello di avere un duplice impiego: uno, per così dire, prevalentemente estetico contemplativo, l'altro esteticamente pratico.
Improvvisamente si sono spalancate le porte di un universo pieno di sorprese, di idee, di fantasia, in buona sostanza, di cose belle :filati, tessuti, schemi,riviste, alfabeti, colori,ecc.ecc.
E non pensiate che siano bastate le incursioni nei siti internet. Il desiderio di conoscere, di imparare , di sperimentare ci hanno spinto a vedere con i nostri occhi ciò che altri avevano realizzato, visitando mostre ed esposizioni vicine e lontane, intrecciando così, sulla base di interessi condivisi, nuove e simpatiche amicizie.
Dindi insiste perchè pubblichi i miei lavoretti a punto croce; evidentemente non si rende conto che, dopo aver mostrato le eccellenze delle mostre che abbiamo visitato in Italia e in Francia, la cosa equivale praticamente al suicidio. Tuttavia, poichè il coraggio (o la faccia di bronzo) non mi manca, affronterò anche questa dura prova.
Dindi, nel suo post pubblicato qualche tempo fa, raccontava come è nata questa passione per il punto croce che condividiamo ormai da tanto tempo. Devo ricordare, come lei stessa ha ammesso, che nel suo caso si è trattato del cosiddetto colpo di fulmine seguito da amore travolgente. Nel mio caso invece l'amore si è manifestato come un sentimento che cresce giorno per giorno, che a tratti si fa da parte e poi ritorna solido come la roccia.
Per farla breve, io ho iniziato a ricamare molto prima di lei, quando alle ragazze si chiedeva di collaborare alla preparazione del proprio corredo da sposa. Anche all'epoca i risultati furono assai modesti perchè lo studio mi lasciava poco tempo libero, ma del corredo parleremo in un'altra occasione.
Dice bene Dindi quando ricorda che il punto croce ebbe un grande rivival verso la fine degli anni '80, quando esplose appunto la sua passione, ma anche negli anni precedenti non si poteva dire scomparso; al contrario riviste come Rakam offrivano spunti e idee per realizzare cose graziose. Tuttavia quello che secondo me accumunava quei progetti di lavoro era il fine ultimo: l'utilità. Si ricamavano cuscini, tovaglie, asciugamani, lenzuola, grembiuli; il ricamo era solo il complemento di oggetti che avevano già una loro precisa identità o funzione.
Cuscini colorati, un piccolo nodo d'amore sul coprisedia , con qualche incursione nel "cugino" mezzopunto:
e una clamorosa sbandata verso punti di maggior effetto, come il punto pieno, con ricami dal vago sapore magiaro :
Alla fine degli anni '80 invece, con le Idee di Susanna, accanto ai consueti lavori utili, nascevano quelli che potremmo definire lavori inutili perchè avevano la funzione di essere fini solo a sè stessi, e per questo molto più divertenti, alfabeti interi da incorniciare, messaggi augurali o di benvenuto, scenette domestiche, cuori e cifre da racchiudere in una cornice, da godere e da mostrare in ogni momento anzichè restare nasconti nei cassetti tra le pieghe di un lenzuolo di lino.
Ecco la mia famigliola come era nel 1989; sulla base degli spunti offerti dalla rivista si cercava di personalizzare il messaggio.
Ecco la mia famigliola come era nel 1989; sulla base degli spunti offerti dalla rivista si cercava di personalizzare il messaggio.
In questo caso devo confessare di essere ricaduta nella trappola dell'utilità, infatti ho trasformato quello che a me sembrava un inutilissimo copri teiera in una pratica scatola per i rotoli di carta igienica sullo scaffale del bagno (prosaico? però allegro...)
La passione per il punto croce in quel periodo era così presente da spingermi a ricostruire con le crocette le immagini più vivide impresse nella mente dopo un viaggio nella penisola scandinava :
Spero che l'Ente per il Turismo scandinavo non me ne voglia.....devo ammettere che dal vivo era tutto un'altra cosa.
Se oggi non posso fare a meno di indossare gli occhiali forse una ragione, probabilmente più d'una, c'è, se si calcola che certi lavoretti venivano fatti anche con la luce artificiale.
Con il passare del tempo è cresciuto l'interesse per il sampler, il lavoro monocromatico, gli alfabeti, i cuori e di questo abbiamo riempito le pareti della nostra casa, dalla camera da letto
alla cucina
Lo so, ad Angelo si rizzeranno i capelli in testa nel vedere queste foto piene di riflessi inopportuni, ma questo è ciò che passa il convento.....
A volte mi sono sentita attratta da qualche nuova tecnica , come ad esempio questa, chiamata silk ribbon, che permette di creare dei graziosisssimi fiorellini di seta
oppure dal classico kit made in USA
ecco il classico monocolore rosso
e i cuori, grandi sui cuscini del soggiorno
o piccoli in una cornice candida
Il bello del punto croce è che consente di realizzare piccoli lavori in poco tempo
Questo è il mio preferito ma non riesco proprio a scattare una foto che gli renda giustizia
Ecco. Ho fatto. Una cosa comunque tengo a dire : questi lavoretti non sono stati realizzati allo scopo di emulare le vere ricamatrici o per incamerare lodi sia pure dalle persone che mi vogliono bene. Molto semplicemente ricamare è stato un grande passatempo, che mi ha dato gioia, serenità, svago, divertimento e per quanto modesti possano essere stati i risultati , ciascuno di essi mi è caro, perchè infondo si sa, ogni scarrafone.....
Il vecchio cuscino su cui avevo ricamato a scacchiera le lettere del mio nome non ha retto l'uso...
Chissà, forse la tela era troppo delicata o forse era l'uso ad essere improprio. Buttare il tutto mi dispiaceva, non che fosse un capolavoro, ma comunque ci avevo dedicato del tempo...
Come riciclarlo?!?
Mi sono ricordata che tra i tanti progetti che non riesco quasi mai a realizzare c'erano i sacchettini per la lavanda da mettere nei cassetti.
Detto fatto ho ritagliato le tessere con le lettere, ho accoppiato quelle uguali (effetto fronte-retro) ed ecco i sacchettini
Ora non restava che cogliere la lavanda, infilarla nei sacchetti e chiudere con ago e filo l'ultimo lato
Un'occhiata alla scatola dei nastri e al cestino da lavoro per il tocco finale
ed ecco i sacchetti pronti per profumare i cassetti
Purtroppo il profumo non lo posso postare ma vi assicuro che era estremamente gradevole.
Quando l'avevo visto sul sito di Yuko Senokuchi mi era piaciuto moltissimo
e poi ,quando alla mostra di ricami dello scorso settembre a Formigine, ho visto questo simpatico "libro" realizzato dalla sua creatrice, non ho resistito alla tentazione e ho comprato lo schema per realizzarlo a mia volta.
Il ricamo in sé è di facile esecuzione, ma devo ammettere che la "rilegatura" mi ha creato qualche problema. Come organizzare le sei facciate?!?
Dopo averci ragionato un po', ho deciso di procedere in questo modo
Ho ricamato su un unico pezzo di lino la copertina e a fianco il retro del needdle book
e in senso opposto le due "pagine illustrate"
poi le ho piegate e cucite
Su un pezzo di tela a parte ho preparato la pagina degli aghi,
un verso per gli aghi per ricamare e un verso per gli aghi per cucire
Ho assemblato il tutto e
in un attacco di creatività ho aggiunto un tocco personale,
chiudendo il libricino con due bottoncini di legno a forma di cuore e un fiocchetto in tinta.
A ben guardare l'esecuzione non è stata proprio perfetta, ma la cosa che conta di più è che mi sono divertita un sacco!!!
Il bello del punto croce, secondo me, tra i suoi numerosi pregi, è quello di avere un duplice impiego: uno, per così dire, prevalentemente estetico contemplativo, l'altro esteticamente pratico.
Quello che intendo dire, al di là dei paroloni messi lì per gioco, è che con il punto croce si possono realizzare molti lavori da mettere in cornice, appendere a una parete e apprezzare ogni volta che li guardiamo, sulla tradizione degli antichi samplers , rivisti magari in chiave moderna. D'altra parte con il punto croce si possono decorare capi di uso quotidiano, biancheria per la casa, complementi d'arredo, corredini per i più piccoli e così via.
In entrambi i casi poi, c'è ampia scelta di materiali, dalla classica e notissima tela aida a tanti altri tessuti a fili contati di cotone e di lino.
Ma se volete ricamare una calda copertina mentre fuori diluvia e tira vento, ecco la comodissima tela aida di lana che vi permetterà di mettere le vostre crocette nel posto giusto e alla temperatura giusta.
Come nel caso del cotone, anche la tela aida di lana si trova con trame e peso diversi che consentono di realizzare ricami di dimensioni variabili.
Quella che vedete sotto ad esempio è una tela a trama grossa, le crocette saranno di conseguenza grandi , per cui ho scelto un disegno semplice , geometrico, che alterna pieni e vuoti.
Per questa copertina invece è stato scelto un tessuto più leggero, in cui trama e ordito intrecciandosi formano dei riquadri divisi da un bordo decorativo, proprio ciò che occorre per ricamare un alfabeto.
La nostra amica Ada, che è una perfezionista, dopo aver ricamato una buona metà dell'alfabeto si è dichiarata insoddisfatta del suo lavoro e mi ha regalato coperta e fili perché io lo completassi.
Lavorare su un tessuto così morbido è davvero un'esperienza molto gradevole.
L'ultimo tipo di tela aida di lana su cui ho lavorato non ha un disegno di fondo predefinito, per cui lascia il massimo spazio alla fantasia nella scelta dei soggetti da ricamare.
Tempo fa navigando in rete avevo trovato l'immagine di un sampler che mi aveva letteralmente incantato
Non c'era uno schema disponibile né indicazioni su come reperirlo, ma dopo aver osservato che comunque la composizione era frutto di un mélange di schemi diversi, mi sono data da fare e dopo aver individuato alcune tessere fondamentali del puzzle , ho dato fondo a fantasia e creatività per realizzare la terza coperta.
C'è voluto un sacco di tempo per ricamare questa coperta (gli orli sono ancora in sospeso...) ma mi sono davvero divertita.
Per questa copertina invece è stato scelto un tessuto più leggero, in cui trama e ordito intrecciandosi formano dei riquadri divisi da un bordo decorativo, proprio ciò che occorre per ricamare un alfabeto.
La nostra amica Ada, che è una perfezionista, dopo aver ricamato una buona metà dell'alfabeto si è dichiarata insoddisfatta del suo lavoro e mi ha regalato coperta e fili perché io lo completassi.
Lavorare su un tessuto così morbido è davvero un'esperienza molto gradevole.
L'ultimo tipo di tela aida di lana su cui ho lavorato non ha un disegno di fondo predefinito, per cui lascia il massimo spazio alla fantasia nella scelta dei soggetti da ricamare.
Tempo fa navigando in rete avevo trovato l'immagine di un sampler che mi aveva letteralmente incantato
Non c'era uno schema disponibile né indicazioni su come reperirlo, ma dopo aver osservato che comunque la composizione era frutto di un mélange di schemi diversi, mi sono data da fare e dopo aver individuato alcune tessere fondamentali del puzzle , ho dato fondo a fantasia e creatività per realizzare la terza coperta.
C'è voluto un sacco di tempo per ricamare questa coperta (gli orli sono ancora in sospeso...) ma mi sono davvero divertita.
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