giovedì 16 giugno 2016

Le rose che non colsi....

Forse i versi di Gozzano nel titolo di questo post potranno sembrare un po' strani messi così, ma sono stati i primi a venirci in mente dopo che...
Ma partiamo da capo: il lungo ponte festivo, o quasi, che il calendario proponeva all'inizio di giugno, unito ad altri eventi contingenti, ci aveva fatto pensare che sarebbe stato bello approfittare per lasciarci alle spalle per qualche giorno i consueti carichi quotidiani,  respirare aria nuova e vedere qualcosa di particolare.
Dindi aveva già in mente un posto speciale, il giardino del convento francescano di Kostanjevica, in Slovenia, dove di trova la seconda più importante collezione di rose di Borbone originali in Europa (la prima si trova a La Roseraie de l'Hay,vicino a Parigi); si tratta di una collezione molto preziosa perchè queste rose del XIX secolo sono in via di estinzione.




Le rose di Borbone rappresentano un importante passo nel percorso evolutivo dalle rose antiche alle rose moderne, nate da un accoppiamento casuale tra  due antiche varietà, la China Old Blush


e la damascena europea Quatre Saisons.

 
 
 
 Gli ibridatori ne hanno creato molte varietà ma nel corso del tempo queste rose sono state sostituite dalle rose moderne, più apprezzate in quanto rifiorenti.

Le rose di Borbone hanno il fascino di certe signore attempate, ma anche i loro capricci. Fioriscono solo una volta all'anno, in maniera rigogliosa per tutto il mese di maggio e fino all'inizio di giugno, e tra i loro colori non hanno né il rosso, né il giallo, né l'arancio. Sono fatte così, prendere o lasciare, in compenso emanano intense fragranze, dolci, fruttate con note di vaniglia, di noce moscata, particolarmente intense nelle mattine di sole.


 
 
 
 
Le rose di Borbone, comunemente note come bourbon, prendono il loro nome dal luogo di provenienza, l'Ile de Bourbon, nell'Oceano Indiano, oggi chiamata Réunion. L'accostamento al nome della famiglia reale francese è indiretto anche se, proprio nel convento di Kostanjevica, sono sepolti alcuni membri di questa nobile famiglia.


 

E' facile immaginare dopo queste premesse, con quanto impazienza fosse attesa la visita a questo specialissimo giardino.
Dindi aveva da tempo raccolto informazioni sugli orari e le modalità delle visite direttamente dal custode del convento, e dopo aver girato a lungo intorno a Nova Goriza con il timore di arrivare fuori tempo massimo, eccoci approdare al convento.


Doccia fredda, anzi, gelata, perchè con molta calma il custode ci informa che le rose sono sfiorite ormai da una settimana e il giardino è chiuso al pubblico; ci permette di dare un'occhiatina furtiva da una finestra, ma quello che riusciamo a intravvedere è solo un piccolo giardino spelacchiato senza l'ombra di un fiore.
Ecco perchè nei nostri ricordi , le bourbon resteranno "le rose che non colsi" o più precisamente "le rose che non vidi"....
Come premio di consolazione e con la modica cifra di 1€ a testa,  visitiamo la cripta con i sarcofaghi di alcuni membri della famiglia dei Borboni.

 








Una volta tornati all'esterno ci rimettiamo immediatamente dalla delusione  ammirando il panorama circostante, verde e rilassante.











Il confine tra Italia e Slovenia è impalpabile, una questione tecnica davvero trascurabile, tanto che rientriamo in Friuli e concludiamo la giornata con una breve visita a Palmanova.
Nel frattempo il cielo si è fatto scuro scuro e minaccia pioggia.



 
 
 
Palmanova è una città unica nel suo genere perchè la sua pianta ha la forma perfetta di una stella a nove punte e l'unica maniera per apprezzarne la bellezza è guardare le fotografie scattate da un aereo.




E' circondata da muri e fossati per circa 7 chilometri e sei strade convergono nella piazza centrale, una vera e propria piazza d'armi








Vorremmo fermarci un po' di più per apprezzare i dettagli e cogliere tutte le peculiarità di questo luogo progettato con cura. Sembra che Leonardo da Vinci sia passato di qui per dare qualche prezioso consiglio all'epoca della sua costruzione nel 1593, ma come si può vedere dalle foto scattate, pensiamo sia più prudente ritornare in albergo, sperando che domani il tempo sia più clemente.




Venerdì mattina le condizioni atmosferiche sembrano essere migliorate. Ci sono ancora tanti nuvoloni nel cielo, ma fortunatamente sono bianchi e lasciano spazio al sole.
Torniamo al di là del confine per visitare le grotte di Postumia e da lì raggiungere poi la costa.












Arriviamo alla grotte prima dell'orario di punta, così possiamo visitarle senza far code. All'interno lo spettacolo è di una bellezza indescrivibile. Nessuna opera  realizzata dall'uomo, per quanto grandiosa, può essere paragonata al paziente lavoro fatto dalla natura nel buio del suo grembo.




Il tempo sembra perdere consistenza e toglie significato a tutti gli strumenti con i quali ci affanniamo a misurarlo.


Dopo gli 8/10° di temperatura all'interno delle grotte, il sole ci sembra decisamente gradevole, dopo tutto è quasi estate...
















Approfittiamo del bel tempo per arrivare alla costa e goderci un po' di mare.
Eccoci a Pirano, una cittadina molto pittoresca, a ridosso della montagna, con i resti di una cinta muraria antica, stradine strette che scendono verso il mare, i tetti rossi,  un campanile che ricorda Venezia e una stupenda vista panoramica sul mare.












































 Poco più in là c'è Portorose , una località che già dalla fine del XIX secolo è conosciuta come il più bel centro balneare e termale del litorale adriatico orientale.
Da notare il Palace Hotel, costruito all'epoca della monarchia austro ungarica, ancora oggi pieno di fascino.




 Nonostante la "stagione" non sia ancora iniziata, Portose è pronta per accogliere i turisti, tra palme e, ovviamente , rose.


Da casa ci fanno sapere che sta diluviando, perciò come non si può essere contenti per questa magnifica giornata di sole ?








 Per la giornata di sabato Giorgio e Dindi, che conoscono bene questo paese, vogliono mostrarmi Bled.
Si parte di buonumore, con i soliti nuvoloni bianchi che si rincorrono per il cielo. La strada segue il corso del fiume Isonzo, che è di un incredibile verde smeraldo, capace di riflettere come uno specchio alberi, cielo e nuvole.













Purtroppo un imprevedibile problema all'auto, ci costringe a cambiare il nostro programma e prudentemente riteniamo più opportuno prendere la strada di casa.
Decisi però a finire in bellezza la nostra breve vacanza, prima di lasciare il Friuli facciamo tappa a San Daniele, conosciuto in tutto il mondo per il suo favoloso prosciutto.




Dopo un gradevolissimo "assaggio" in un locale caratteristico, con qualche scroscio qua e là, riprendiamo l' autostrada e torniamo ai nostri impegni quotidiani con il cuore più leggero. Effetto garantito!!











 

mercoledì 16 marzo 2016

Chi cerca trova.

Lo so, l'ho ripetuto un sacco di volte, ma continuerò a dirlo : la felicità è nelle piccole cose e tocca a noi trovarla. Del resto, se aspettiamo che sia lei a venirci a cercare corriamo il rischio di aspettare all'infinito e rimanere eternamente insoddisfatti.
E tanto per non parlare di aria fritta e per restare in linea con gli onnipresenti dispensatori di cucina facile, presenterò, a puro titolo esemplificativo,una ricetta veloce, di quelle che si possono preparare con quello che c'è in casa.

Quando Fabio, mio figlio, ha visto lo stato di estremo degrado in cui si trovavano i miei guanti da giardino, ha deciso di regalarmene un nuovo paio (in realtà me ne ha regalati tre paia perché non ha geneticamente il senso della misura): mai avuto guanti da giardino così belli in vita mia!!
Il primo pensiero è stato quello di preparare per loro una custodia adeguata. Se avessi dovuto mettermi ai fornelli, avrei aperto il frigorifero per vedere quel che c'era, ma nel caso specifico mi è sembrato più opportuno cercare nelle scatole del cucito dove ho trovato, insieme ai soliti ritagli di tessuto, fili da ricamo e pertinenti attrezzi del mestiere, uno schema a puntocroce che Dindi mi aveva mandato qualche settimana prima.

Carino, vero? Ricuperata la solita tela di lino mi sono messa al lavoro e in un paio di serate e con le dovute modifiche ho trasferito lo schema sul tessuto. L'idea era quella di preparare un sacchetto per i guanti nuovi.
 



Piccolo suggerimento : per dare un valore aggiunto alla ricetta, suggerisco di metterci, se disponibile, un pizzico di qualcosa di usato e/o affettivamente rilevante. A questo proposito io ho utilizzato un telo di morbida lanetta rossa, residuo della copertina di una vecchia culla, ideale per foderare il sacchetto e sicuramente apprezzato dai suoi  inquilini.

A questo punto si rendeva necessario l'intervento di una macchina da cucire. Nessun problema : mia sorella Annamì non spera altro che qualcuno le chieda di accendere i motori. In pochi minuti il sacchetto era pronto .



Tutto qui ?!?  Tutto qui : il lavoretto è semplice, di facile esecuzione e probabilmente di modesta utilità, una piccola cosa insomma, ma dentro c'è l'affetto di chi mi ha regalato i guanti, mi ha mandato lo schema e rifinito il lavoro, il piacere di ricercare, immaginare e crocettare e l'opportunità di ricordare tutto questo quando mi prenderò cura del mon pétit jardin.
Vi sembra ancora poca roba?







domenica 28 febbraio 2016

Un piccolo sogno a crocette

Quante volte mi sono detta come sarebbe bello avere una stanzetta tutta mia da usare quando mi prendono gli attacchi di puntocrocettite, un posto dove tenere "allo scoperto" aghi, fili, schemi, tessuti o semplici idee scarabocchiate su un foglio a quadretti, un posto dove poter lasciare un lavoro interrotto, quando improvvisamente mi accorgo che è  ora di preparare il pranzo, oppure il telefono squilla o suonano alla porta, un posto dove poter tornare e trovare tutto come l'ho lasciato per poter riprendere a crocettare ancho solo per cinque minuti....



Parlare di sogno mi sembra francamente esagerato, grande desiderio mi sembra più appropriato. Sta di fatto che anche quando avrei avuto l'opportunità di soddisfarlo mi sono fatta da parte e ho lasciato che altri in famiglia,  precedendomi, occupassero lo spazio disponibile per soddisfare i loro desideri.E allora chiamiamolo piccolo sogno destinato a rimanere tale, però...

Dovete sapere che qualche anno fa il puntocroce, dopo aver vissuto per più di un secolo pressochè confinato nei cestini da lavoro delle signore, raggiunse una grande popolarità probabilmente grazie a internet e le moderne brodeuses, messi da parte i sampler con i consueti motivi religiosi e le cifre sulle lenzuola del corredo, si scatenarono alla ricerca di nuove sfide. Diventarono di moda i cassetti da tipografo o da minuteria metallica, dei cassetti cioè divisi in tanti piccoli scomparti di misura diversa adeguati agli oggetti da contenere e fu grazie alla fantasia e all'abilità di tante crocettiste se questi rozzi oggetti macchiati d'inchiostro o di grasso si trasformarono in altrettanti piccoli capolavori.

















Anch'io mi ero cimentata con qualcosa di simile, affidandomi però agli spazi più ampi di una casetta di legno. 



In solaio avevo da tempo proprio uno di questi cassetti che Dindi aveva comperato per me in un mercatino, ma non sapevo  come gestirlo con tutti quegli spazi angusti...
Con il passare degli anni il povero cassetto, consapevole della sua inutilità, diventava sempre più depresso e anch'io intristivo dietro al mio piccolo sogno. Ma ecco l'dea: con un minimo impegno avrei potuto ridare dignità al cassetto e regalare a me stessa un surrogato del piccolo sogno.





Per il cassetto ho ricamato tutte le lettere dell'alfabeto, felici di aver ritrovato la vecchia casa , per me ho ricamato gli attrezzi del mestiere, la macchina da cucire, il cestino da lavoro, le tessere per il patchwork, le scatole portatutto e negli spazi piu angusti ho infilato i raccoglitori degli schemi, gli scampoli di tessuto country, le tele tinta unita e altro ancora.








Dicono che la felicità stia nelle piccole cose : con questo lavoretto ne ho sentito quantomeno il profumo.

sabato 13 febbraio 2016

Alba

Si chiamava Alba e non avrebbe potuto essere altrimenti. La sua pelle era chiara, sottile e trasparente, i capelli corti e biondi  cadevano diritti e spenti a sfiorare le spalle lasciando intravvedere le orecchie. Aveva qualche anno più di me, ma non l'avevo mai vista indossare una gonna, un vestito o le scarpe ; portava sempre una camicia da notte lunga fino ai piedi, con uno scialletto di lana fatto all'uncinetto sulle spalle, perchè Alba era malata, malata cronica e il suo aspetto era proprio come quello di un'alba a cui non avrebbe mai fatto seguito l'aurora.Non ricordo quale fosse il suo problema, se i reni o il cuore, era un male comunque che la consumava piano piano e alla fine se la sarebbe portata via.

Viveva in una di quelle case bifamiliari fatte costruire per i propri dipendenti da un imprenditore svizzero lungimirante che con la sua fabbrica tessile dava lavoro a tutto il paese. La casa si affacciava su una strada a fondo chiuso che io e altre ragazzine mie coetanee che abitavano nella zona usavamo in estate come terreno di gioco. Tutte tranne Alba ovviamente, che ci guardava dalla finestra.

In quella strada non c'erano pericoli e i genitori ci sapevano al sicuro, così vicini da sentire le nostre voci. I maschi stavano alla larga, non erano graditi.

Bastava davvero poco per divertirsi ; bastava tracciare con un bastoncino o un sasso delle linee sul fondo della  strada e si poteva giocare a mondo con tante caselle quanti erano i giorni della settimana; si lanciava un coccio piatto in una delle caselle e si andava a ricuperarlo saltellando su un piede solo, senza pestare le righe...oppure si formavano le squadre per una partita a palla avvelenata o palla prigioniera ; se c'erano pareri contrastanti ci si affidava a un pari o dispari, bim bum bam e il problema era risolto. Il salto con la doppia corda era emozionante, bastava buttarsi nel momento giusto...e poi era solo una questione di fiato...
A me non piaceva il gioco della bandiera, c'era troppa tensione nel momento in cui bisognava  rubare il fazzoletto all'avversaria, meglio giocare a unduetre stella... o a regina,reginella quanti passi devo fare??
Come  in tutti i giochi del mondo c'erano i vincenti e i perdenti : chi perdeva pagava pegno : dire fare baciare lettera testamento erano le incognite che si nascondevano dietro le cinque dita della mano del giudice.
Le scarpe si coprivano di polvere, le guance si arrossavano e i nastri nei capelli si scioglievano ed eravamo lì a goderci, inconsapevoli, tutta l'energia e la voglia di vivere la nostra fanciullezza.

A volte la mamma di Alba ci chiedeva se potevamo fare un po' di compagnia alla sua bambina. Metteva qualche sgabello intorno a un tavolino nel  giardinetto davanti a casa, sotto un enorme tiglio ombroso, e faceva sedere Alba su una sedia a sdraio con una coperta sulle ginocchia, anche se era estate. A lei piaceva giocare a mercante in fiera: aveva una scatola piena di bottoni di tante misure , che avevano un valore diverso e nel gioco sostituivano i soldi. Alba sorrideva contenta e anche noi, superato il primo imbarazzo, ci facevamo prendere dal gioco. Sua madre non le staccava gli occhi di dosso e in quello sguardo c'erano ansia, preoccupazione, gioia, trepidazione, tutto ciò  che solo ora che so cosa si prova per un figlio malato, posso comprendere.

Appena il sole spariva dietro la casa, Alba doveva rientrare e noi tornavamo ai nostri giochi di strada, ma non c'era più tanta voglia di correre o saltare, e non era stanchezza ciò che ci suggeriva di tornare presto a casa.